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La Cooperazione decentrata

La cooperazione decentrata nasce nello spazio in cui s’incontrano le nuove forme d’azione procedenti dal basso e la disponibilità manifestata dall’alto ad individuare nuovi quadri di riferimento e nuove strategie d’intervento. La logica che la contraddistingue, e’ fondamentalmente pluriattoriale e si richiama ai principi di partecipazione, empowerment, partenariato, ownership, cosviluppo, riconosciuti dalla comunità internazionale come base della nuova visione di sviluppo umano.

Essa si colloca al di là della distinzione governativo/non governativo (poiché il dialogo e la concentrazione pubblico-privato costituiscono uno dei suoi principali assi strategici), ma anche di quella orizzontale/verticale (poiché alle relazioni tra attori di uno stesso livello amministrativo si intrecciano quelle tra attori di livelli diversi) e di quella locale/nazionale (poiché il radicamento nel territorio non e’ autoreferenziale ma tende ad un collegamento alle politiche nazionali e a quelle internazionali): essa mira cioè all’interazione tra una molteplicità di soggetti economici, sociali ed istituzionali, di cui tende a valorizzare e non ad annullare la diversità, a partire da un nuovo rapporto di partnership, caratterizzato dalla dimensione Nord-Sud. Tale partnership riconosce anche ai soggetti tradizionali della cooperazione – governi centrali, organismi internazionali ed organizzazioni non governative – un ruolo proprio e specifico, diverso però da quello finora svolto.


L’approccio decentrato estende così gi attori dello sviluppo: autorità locali, associazioni professionali, cooperative, sindacati, università, centri di ricerche, associazioni ambientaliste, associazioni di donne, gruppi di quartiere, associazioni rurali, associazioni di piccoli e medi imprenditori, vengono riconosciuti tutti come protagonisti importanti di cooperazione internazionale. Accanto ad essi, promuove anche la costituzione di forme associative nuove, di carattere intermedio, e di spazi e meccanismi di dialogo ed interazione: comitati locali e cittadini, conferenze, centri, agenzie di sviluppo economico locale, reti. La nuova logica sollecita, infatti, i diversi attori a partecipare, sulla base delle rispettive specificità, ad un comune progetto di sviluppo il cui asse portante e’ costituito dal territorio. Al tempo stesso, opera una riarticolazione del rapporto Nord-Sud attraverso la centralità data ad una partnership basata non più su di un rapporto verticale e unidirezionale, ma orizzontale e bidirezionale, circolare, tra attori o unità territoriali, collegati da un certo grado di affinità economiche, sociali, politiche e culturali.


La sfida principale che questo nuovo modi di fare cooperazione e’ chiamato ad affrontare e’ quella di andare al di là del circolo grigio della retorica che rende fragile la nuova visione dello sviluppo umano: il difficile esercizio dell’operazionalizzazione dei principi e delle metodologie individua lo spazio in cui misurare la sua capacità di “de-mitificare” le dichiarazioni e di rendere concreti i piani di azione. Diverse tendenze danno base a tale percorso: l’avanzata dei processi di decentramento statale, il rafforzamento della società civile, il più ampio e complesso movimento di pluralizzazione degli attori di sviluppo e di ripensamento e ridefinitone delle forme della cittadinanza e della democrazia. Il nuovo approccio tende così a stabilire rapporti tra soggetti pubblici e privati, rispettandone l’autonomia e la specificità ma cercando al tempo steso di individuare la possibilità di compatibilizzazione delle rispettive prospettive.


La possibilità stessa di costruire un nuovo partenariato Nord-Sud, fondato sul superamento processuale delle asimmetrie presenti nel rapporto donatore/beneficiario, si presenta direttamente legata ad un mutamento delle forme d’azione, alla capacità di associare strettamente la trasformazione del rapporto ad un suo allargamento: non più partenariato tra stati o tra ONG, ma tra una molteplicità di attori che, nelle modalità d’azione più complesse, costituiscono “territori”, comunità organizzate del Nord e del Sud.

 


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