EDUCAZIONE ALLA MONDIALITÀ
E CONTROINFORMAZIONE 
Lo
S.V.I. propone interventi di formazione ed educazione alla mondialità
mediante una presenza nei gruppi di base e nelle associazioni, interventi
di animazione rivolti agli studenti, corsi di aggiornamento per insegnanti
ed educatori. Ritiene, infatti , che la presenza attiva nel Sud del
mondo richieda una revisione degli stili di vita nel Nord del mondo
e un’attenta analisi delle cause che provocano povertà
e sfruttamento.
Il Centro di Documentazione “Don Franco Benedini” pubblica
il trimestrale “ESSERCI” che informa sulle attività
dell’organismo e sulle tematiche dei rapporti fra Nord e Sud del
mondo. Mette a disposizione per il prestito numerosi volumi specializzati,
video e montaggi di diapositive e materiali informativi per mostre.
COME COLLABORARE 
Lo
SVI può aiutare migliaia di persone nei Paesi più poveri
del mondo grazie all’appoggio e alla fiducia di coloro che in
Italia vedono nell’organismo uno strumento efficace per esprimere
la propria scelta di solidarietà. I contributi offerti allo S.V.I.
sono deducibili nella dichiarazione dei redditi.
UN ORGANISMO DI BASE
PER FAVORIRE LO SCAMBIO FRA I POPOLI 
Il
Servizio Volontario Internazionale – S.V.I. – nasce come
realtà associativa nel 1969, a seguito di un’esperienza
di servizio di alcuni laici bresciani in Burundi. Dal 1972 è
stato riconosciuto idoneo dal Ministero Affari Esteri italiano per svolgere
attività di cooperazione internazionale mediante la formazione
e l’invio di volontari in Paesi del Sud del mondo e mediante un’azione
di sensibilizzazione rivolta al territorio italiano. Da allora lo S.V.I.
ha attivato 15 progetti di sviluppo in Africa e in America Latina, con
l’impiego di circa 200 volontari.
L’Organismo è configurato giuridicamente come Ente Morale,
con un’Assemblea di Soci, un Consiglio direttivo e un Responsabile
per la formazione dei volontari. Strumenti partecipativi e consultivi
sono le Commissioni, formate da volontari rientrati e da persone che
collaborano con l’Organismo, che seguono da vicino l’esperienza
dei progetti in corso.
Lo S.V.I. opera da trent’anni perché ogni popolo abbia
diritto ad essere protagonista della propria storia e sviluppo, perché
lo sviluppo venga inteso come liberazione integrale: i protagonisti
dello sviluppo sono gli uomini ed è per questo che abbiamo scelto
di fare cooperazione impegnando dei volontari, investendo sulle persone
prima ancora che sulle cose.
Lo S.V.I. è un Organismo di ispirazione cristiana, cioè
formato da persone orientate a ricercare nella propria fede i motivi
profondi del loro agire, i punti di riferimento per orientare il loro
stile di vita e le indicazioni fondamentali per una lettura critica
della storia. In uno spirito di dialogo lo SVI è aperto alla
collaborazione con ogni realtà e persona che abbia a cuore la
causa dei più poveri e sia disponibile al servizio in comunità
locali, africane o latino-americane.
PROGETTI DI INTERVENTO
NELLA LOGICA DELL’AUTOPROMOZIONE
Il
progetto è un intervento in una comunità del Sud del mondo,
con l’obiettivo di favorirne la liberazione e la promozione umana.
Lo S.V.I. promuove interventi in Africa e in America Latina rispondendo
a richieste di gruppi e associazioni locali su problematiche relative
a diversi ambiti, come l’agricoltura, l’educazione, la salute
e i servizi di base.
La presenza dei volontari per un periodo minimo di tre anni stimola
la presa di coscienza delle comunità locali nel trovare risorse
e risposte alle proprie problematiche.
Il volontario è essenzialmente un animatore che facilita le relazioni
fra i gruppi sociali con i quali collabora.
L’intervento mira all’auto-promozione e, una volta conclusa
la presenza dei volontari, può essere gestito direttamente dalle
comunità locali. Per questo non si basa sulla creazione di grandi
infrastrutture, ma punta essenzialmente alla formazione di persone e
di gruppi che si possano assumere la responsabilità e le competenze
per condurre autonomamente l’intervento.
UN VOLONTARIATO CHE
RICHIEDE FORMAZIONE 
Un’esperienza
di servizio di lunga durata in comunità del Sud del mondo non
si può improvvisare, ha bisogno di forti motivazioni e deve essere
preparata con cura. Lo S.V.I. propone un percorso formativo rivolto
a chi intende approfondire la conoscenza del volontariato nel Sud del
mondo e impegnare alcuni anni della propria vita in tale sperienza di
servizio.
Il percorso formativo, della durata di due anni scolastici (da ottobre
a maggio), si propone di verificare le motivazioni al servizio e di
approfondire la metodologia di intervento propria dei progetti di sviluppo.
Al termine del percorso di base è fondamentale, prima della partenza,
un momento specifico di approfondimento della conoscenza del progetto
in cui il volontario andrà ad operare, nonché di conoscenza
della lingua ufficiale parlata nei Paesi in cui lo SVI è presente.
Il volontario SVI si caratterizza fondamentalmente per la sua capacità
di relazione, che gli permette di svolgere il suo servizio in un atteggiamento
di dialogo e di accettazione dell’altro.
Il volontario SVI non parte da solo. La scelta dello SVI come “ponte”
per il Sud del mondo lo inserisce nella vita dell’organismo ,
implicandone il coinvolgimento nella filosofia di fondo e nelle iniziative
concrete da esso sostenute.
ORIGINI E SVILUPPI DELLA
PRESENZA SVI IN KARAMOJA
Lo
S.V.I. ha attivato dal 1984 - in Karamoja, una regione del nord est
dell'Uganda - alcuni progetti di cooperazione allo sviluppo, nei settori
agricolo e sanitario. Al progetto iniziale di Namalu - Amaler, nel sud
della regione, è stato affiancato dal 1996 un nuovo centro operativo
ad Iriir, nella parte occidentale.
La presenza dell'organismo, all'inizio degli anni ottanta, ha significato
la ripresa della vita dopo una lunga carestia e instabilità militare.
Nella zona di Namalu, alle pendici del monte Kadam, il raggiungimento
dell'autosufficienza alimentare ha portato a dei benefici ben visibili,
e che vanno oltre il solo soddisfacimento del fabbisogno nutritivo:
Namalu, da luogo ritenuto insicuro, grazie alla valorizzazione delle
risorse agricole, è diventato punto di riferimento per tutta
la regione.
Sulla base dell'esperienza maturata a Namalu e della richiesta della
popolazione di Iriir, nel 1996 il S.V.I. ha aperto un secondo polo,
alle pendici del monte Napak, che presenta le stesse condizioni dell'area
di origine dell'iniziativa.
La situazione attuale vede Namalu come zona di produzione di surplus
cerealicolo, che cerca di soddisfare la richiesta alimentare dell'intera
regione del Karamoja.
Ad Iriir, a passi decisamente rapidi, si va verso l'autosufficienza
della produzione per il fabbisogno locale.
Namalu è diventato anche un centro per la formazione di agricoltori
e di animatori rurali per tutta la regione, dove si possono apprendere
le tecniche per migliorare le coltivazioni, l'uso della trazione animale,
la cura dei terreni, gli allevamenti, le pratiche agro-silvicole.
Aver raggiunto l'autosufficienza alimentare a Namalu, con la produzione
di eccedenze, significa dare continuità e autonomia, attraverso
la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti agro-zootecnici.
Il soddisfacimento della richiesta alimentare ad Iriir ha imboccato
la strada giusta, che porterà presto verso la produzione di surplus,
già raggiunta nel polo di Namalu.
Alla luce di ciò crediamo che, per dare stabilità definitiva
ai diversi processi in atto nelle due sottocontee, sia necessario organizzare
la gestione delle risorse produttive, di trasformazione e commercializzazione
dei prodotti di base.
Le priorità immediate si intravedono nella possibilità
di giungere al processo di creazione di unità di produzione a
carattere comunitario (gruppi) o privato (imprese), per la trasformazione
e la commercializzazione dei prodotti agro-zootecnici.
Per quanto riguarda la commercializzazione, una rete di vendita a livello
regionale garantirà un reddito sufficiente da reinvestire per
l'acquisto di attrezzature, sia da produzione, sia da trasformazione.
La formazione del personale locale tecnico si rende necessaria per l'acquisizione
di competenze e conoscenze in più settori: ’animazione
dei gruppi, sensibilizzazione, trazione animale, gestione degli allevamenti,
stoccaggio delle granaglie, diversificazione delle varietà vegetali
con la selezione delle sementi, della protezione ambientale, delle risorse
idriche, eccetera.
La formazione è rivolta anche ai contadini, per la continua diffusione
delle tecniche agro-zootecniche, di conservazione ambientale, trasformazione
e commercializzazione dei prodotti agro-alimentari.
PROGETTI ATTUATI SINO
AD OGGI 
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Dal
1984 al 1991: Progetto Agricolo 583/SVI/UG Co-finanziato dal MAE;
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Dal
1991 al 1992 : Finanziamenti privati;
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Dal
1992 al 1995: Progetto agricolo 1499/SVI/UG Co-finanziato dal MAE;
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Dal
1996 al 2000: Progetto Agro-zotecnico ONG/PVD/1996/IT co-finanziato
dall’Unione Europea;
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Dal
2000 al 2002 Progetto Agro-zootecnico finanziato da Cuore Amico (Brescia);
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Dal
2001 al 2003, Progetto di protezione ambientale finanziato da UNDP/GEF
nell’ambito del “East African Cross Border Biodiversity
Projects”;
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Dal
2003 al 2004, Micro progetti con NAADS a Namalu, in partnership con
SSD (Social Service and Development) della Diocesi di Moroto;
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2004:
Progetto di emergenza semestrale finanziato dalla Co-operazione Italiana,
coordinato dall’ufficio emergenza dell’UTL di Kampala
in supporto ad un gruppo di 150 donne della sottocontea di Matany.
Nell’ambito delle iniziative dello stesso ufficio si sono distribuite
alcune Stufe a risparmio energetico a cinque scuole elementari della
municipalità di Kotido;
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Dal
marzo 2004 a giugno 2006: Progetto in Partnership SVI – C.&D.
di conservazione ambientale con la diffusione delle tecniche di agro-forestazione
finanziato da KPIU-UE;
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Nel
febbraio 2005, un progetto biennale mirante alla riduzione della povertà
in contesto rurale, è stato finanziato dalla Regione Lombardia.
Prevede una fase di preparazione alla realizzazione di microimprese
produttive;
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Nell’agosto
2006, un progetto triennale per la formazione professionale di personale
tecnico e la diffusione delle competenze agro-zootecniche è
stato finanziato dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana);
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Dal
18 maggio 2006, per una durata triennale, il Ministero degli Affari
Esteri Italiano finanzia il Progetto 7756/SVI/UGA denominato “Transizione
verso la sicurezza alimentare, la trasformazione e commercializzazione
dei prodotti di base” a Namalu, Kakomongole, Nakapiripirit e
Iriir. L’intervento prevede la formazione di personale tecnico,
di agricoltori di riferimento, la formazione di gruppi di lavoro,
di microimprese, la trasformazione di prodotti agricoli di base in
laboratori attrezzati e la commercializzazione dei prodotti lavorati.